Welfare aziendale: mito o realtà?

Leggi questo articolo per conoscere meglio cos’è il welfare aziendale, come lo si può applicare, quali sono i suoi vantaggi e la differenza tra welfare “industriale” e  “personalizzato”

Ciao,

sono Ernesto De Petra, fondatore di Farwel, la prima società specializzata nel welfare personalizzato.

Sono un ingegnere civile e, dopo 25 anni di attività nel mondo delle costruzioni stradali, civili ed industriali, le vicissitudini della vita mi hanno portato ad aprire, da circa due anni, una nuova attività imprenditoriale a sfondo sociale, ovvero un’agenzia di servizi alla persona grazie alla quale cerchiamo di risolvere tutte quelle questioni della vita quotidiana che coinvolgono, nel bene e nel male, il normale svolgimento della vita famigliare.

In realtà sono da sempre una persona sensibile alle necessità del prossimo, tanto che sono da anni impegnato in attività di volontariato, e questa iniziativa lavorativa ha contribuito a farmi sentire realizzato sia come persona che come lavoratore.

La scoperta, lo studio e l’approfondimento della tematica del welfare aziendale è stata per me una naturale evoluzione di quanto già stessi facendo per le persone qualsiasi, in quanto rivolta ai lavoratori dipendenti, e non solo, che, per prima cosa, sono anch’essi delle persone con “l’aggravante” che sono impegnate dal loro lavoro e quindi fondamentalmente non hanno il tempo o il modo per adempiere a molte delle faccende proprie e famigliari richieste dalla loro vita quotidiana.

Innanzitutto: cos’è il welfare?

Il welfare è un ambito molto complesso ed articolato e proprio per questo è oggetto di diverse interpretazioni, molte delle quali spesso improprie ed inopportune.

Nonostante la politica del welfare sia in vigore in Italia dal 2016, ad oggi le aziende che la adottano sono ancora molto poche. Qual è il motivo? È solo una questione di scarsa conoscenza della materia o gli imprenditori hanno paura di affrontare un argomento comunque molto complesso anche se funzionale ed efficace?

Il mio intento è quello di illustrare il fantastico mondo del welfare in modo semplice e comprensibile, trattando singolarmente i vari aspetti che lo caratterizzano.

Con l’espressione “welfare aziendale” si identificano somme, beni, prestazioni, opere, servizi, corrisposte al dipendente in natura o sotto forma di rimborso spese, aventi finalità di rilevanza sociale ed esclusi, in tutto o in parte, dal reddito di lavoro dipendente.

Si tratta quindi dell’insieme delle iniziative di natura volontaria o obbligatoria che il datore di lavoro promuove per incrementare il benessere, la qualità della vita lavorativa e personale, del lavoratore e della sua famiglia.

Rientrano nella definizione trasferimenti di denaro, per lo più sotto forma di rimborso spese, trasferimenti di oggetti e, soprattutto, trasferimenti di servizi (prestazioni, opere, servizi).

L’ambito di applicazione è quello del rapporto di lavoro dipendente, ma recentemente sono stati accettati anche i redditi assimilati, di collaborazione e stagisti.

l’esclusione totale o parziale dal reddito di lavoro dipendente determina l’interesse economico del welfare aziendale, tanto per il dipendente, quanto per l’impresa. Ciò comporta, per l’impresa, la totale decontribuzione del valore dei beni e servizi corrisposti e la non-maturazione di ogni istituto contrattuale (TFR, tredicesima, …) mentre per il dipendente la totale detassazione di questi stessi valori, oltre che l’esenzione della contribuzione a suo carico.

La filosofia centrale del welfare è “la finalità di rilevanza sociale”, poiché individua la ragione per la quale il legislatore riconosce al welfare aziendale un generoso trattamento fiscale e contributivo. Lo stato intende avvantaggiare fiscalmente il datore di lavoro che si prende cura dei bisogni sociali dei propri dipendenti, e non quello che per ottenere maggiore produttività riconosce beni e servizi di natura essenzialmente incentivante (es. premi di produzione).

Ecco come è vissuto il welfare oggi

Ritengo che il welfare aziendale, grazie a questa sua connotazione sociale, sia un ottimo strumento per creare spirito di gruppo tra il datore di lavoro ed i suoi dipendenti. Le iniziative promosse a favore del proprio personale contribuiscono a farlo sentire parte di un’unica famiglia, a migliorare l’ambiente di lavoro e di conseguenza la qualità della sua vita lavorativa e famigliare.

Il welfare aziendale nasce innanzitutto dal bisogno dello Stato di sopperire alle mancanze del “welfare primario”, causato da un lato da molteplici fattori quali la crisi economica e di conseguenza l’impoverimento delle famiglie e la notevole crescita anagrafica e, dall’altro, dall’incapacità dello Stato di rispondere alle esigenze dei cittadini a causa delle scarse finanze interne. Tutto questo ha pertanto spinto il legislatore a creare un “secondo welfare”, mediante il quale nuovi attori, come le aziende, possono intervenire per promuovere il benessere sociale.

La conseguenza di quanto sopra porta all’imprenditore solo che vantaggi. Il welfare aziendale è diventato infatti un importante strumento volto a favorire il dialogo tra imprenditori e lavoratori, migliorare la qualità della vita dentro e fuori dall’azienda, fare crescere l’azienda in tutti i sensi: ambiente di lavoro, senso di appartenenza, attrazione e fidelizzazione dei talenti, produttività. Tutto questo si ottiene mettendo a disposizione dei dipendenti una serie di servizi volti a migliorare la loro qualità della vita lavorativa e personale, servizi in grado di soddisfare le loro esigenze, aumentare la loro soddisfazione e di conseguenza migliorare l’ambiente lavorativo, riducendo anche il turn over dei dipendenti.

Il buon imprenditore sa che la crescita della sua azienda non può dipendere solo che da lui. Certo, a lui spetta tracciare le linee guida e prendere le decisioni, ma sono le persone che lavorano con lui che devono sentirsi parte di un comune progetto imprenditoriale, poter dare quindi il proprio contributo, i propri suggerimenti, indicare cosa è migliorabile.

È solo lavorando in gruppo e per il gruppo che si possono realizzare progetti importanti ed ambiziosi, poiché un individuo da solo non va da nessuna parte.

Cosa non fare per rendere il tuo sistema welfare inutile

Mi è capitato di sentire sia imprenditori che lavoratori lamentarsi del fatto che, tutto sommato, tutti questi millantati vantaggi che il welfare può apportare non sono poi così apprezzati, tanto che i dipendenti sono sempre più favorevoli ad avere dei compensi dal loro datore di lavoro in denaro anziché sotto forma di “servizi”.

Ritengo che questa considerazione possa essere realistica ma solo nel caso in cui il sistema welfare proposto dall’azienda sia del tipo da me definito “industriale”, ovvero consistente nell’accesso ad una piattaforma informatica dove si possono trovare servizi forniti da generiche attività commerciali convenzionate, o nella distribuzione di tessere precaricate da utilizzarsi presso distributori carburanti piuttosto che supermercati o altre strutture simili.

Il vero valore aggiunto di un sistema di welfare, perché possa essere realmente apprezzato dai lavoratori, è il fatto di poterlo rendere personalizzato, cioè di offrire loro servizi da loro stessi richiesti e desiderati, anziché qualcosa di “preconfezionato” ed “asettico”. E’ l’unico modo perché il dipendente si possa sentire “ascoltato”, benvoluto, apprezzato e quindi possa ritenere il sistema welfare come un qualcosa di vantaggioso e, di conseguenza, generare una serie di vantaggi anche per la sua azienda!

E’ evidente che se io, come dipendente di una generica azienda, ho la possibilità di usufruire, come servizio welfare, di un corso di yoga, da me non richiesto in quanto disciplina non di mio interesse, non ne ricavo certo né un beneficio né alcun vantaggio, diversamente dal trovare la disponibilità, perché interpellato preliminarmente, di una palestra di arti marziali, ad esempio!

Il welfare aziendale più efficace e più apprezzato è in primis quello personalizzato, ottenuto da un’attenta analisi aziendale, dall’ascolto dei tuoi lavoratori, dal rilevamento delle loro esigenze, dei loro desideri. Quindi è importante non improvvisare, ma affidarsi alla consulenza di persone esperte nel settore, per evitare di spendere inutilmente risorse, in termini sia di tempo che di denaro, per avere un sistema in definitiva improduttivo dei vantaggi desiderati.

Quali prospettive future per il welfare aziendale?

un forte impulso alla crescita del welfare è stato dato dal legislatore rendendone obbligatoria l’adozione nel rinnovo di alcuni contratti collettivi nazionali che, a partire dal 2017, sono andati a scadere, come il CCNL dei metalmeccanici, orafi e gioiellieri, telecomunicazioni. Le aziende che adottano questi contratti sono obbligate a prevedere misure di welfare obbligatorie a sostegno dei propri lavoratori e dei loro famigliari.

Recenti ricerche a livello nazionale (rapporto Censis-Eudaimon, Welfare Index PMI-Generali Italia) testimoniano che le imprese che hanno più successo sono quelle che sviluppano il welfare come un progetto strategico che, partendo dall’ascolto delle esigenze dei dipendenti ed attivando una strategia coerente e prolungata nel tempo per il benessere e la soddisfazione dei lavoratori e delle loro famiglie, ottengono un impatto positivo sia sulla produttività che sulla comunità.

Di conseguenza, la contrattazione collettiva nazionale di lavoro prevederà, allo scadere di ogni singolo CCNL, l’adozione obbligatoria di un sistema di welfare aziendale.

il welfare non è più un’astratta idea filosofica, ma i fatti dimostrano quanto sia già una forte realtà, destinata a trovare sempre più maggiori consensi.

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A presto,

Ernesto De Petra

Fondatore di Farwel

Consulente specializzato nell’ambito del Welfare Aziendale ad Personam

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