Smart working o telelavoro?C’è una bella differenza!

Smart working è stato il termine più usato nel mondo del lavoro nell’ultimo anno, anzi oserei dire il più ABUSATO, in quanto tutti l’hanno utilizzato per descrivere il forzato lavoro da casa durante il lockdown, quando in verità lo smart working è una pratica diversa e quello che abbiamo sperimentato nel corso della pandemia si avvicina molto più ad una forma di telelavoro di massa che allo smart working vero e proprio, seppur entrambe queste forme abbiano alcune caratteristiche comuni…

Quindi facciamo un attimo di chiarezza, cos’è lo smart working? cos’è il telelavoro e quali sono le differenze tra queste due modalità lavorative?

Partiamo dal telelavoro: dicasi telelavoro quella modalità lavorativa dove il lavoratore ha una postazione fissa che però si trova in un luogo diverso da quello dell’azienda e inoltre deve rispettare gli orari di lavoro stabiliti da contratto con l’azienda stessa. Per quanto riguarda gli strumenti tecnologici necessari per svolgere l’attività lavorativa e rimanere connessi con l’amministrazione, nel telelavoro sarà l’azienda a fornire tutto il necessario al telelavoro, stesso discorso per quanto riguarda la messa sicurezza del luogo di lavoro.

Orari rigidi e luoghi ben precisi quindi. Il telelavoro è stato studiato comunque, come lo smartworking, con l’intenzione di migliorare l’equilibrio vita lavoro dei dipendenti, abbattere i costi necessari agli spostamenti delle risorse umane da casa a lavoro e poter utilizzare le risorse in maniera più flessibile, senza necessità di grandi strutture per convogliarle tutte assieme nella stessa location.

Note negative per il datore di lavoro: una > difficoltà di gestione nello scambio di dati da remoto con l’amministrazione centrale e > costi legati all’allestimento delle postazioni di telelavoro sia dal punto di vista degli strumenti tecnologici necessari per comunicare con l’amministrazione che dal punto di vista della sicurezza sul lavoro.

Nota negativa per il dipendente: si perde completamente la connotazione sociale del lavoro, il lavoratore può sentirsi isolato dalla struttura e dai colleghi, sentimento che si è fatto sentire sempre più pesantemente infatti tra una grande percentuale di coloro che hanno sperimentato il lavoro da casa durante questa pandemia, soprattutto per coloro che non sono attualmente ancora tornati in presenza.

Ma allora, lo smart working cos’è? Traduzione del termine italiano “lavoro agile”, esso ha in comune con il telelavoro il fatto che il lavoratore non è fisicamente in azienda. La differenza che rende questa metodologia migliore della precedente è data dal fatto che qui non vi sono ne vincoli di spazio ne di orario.  E’ il lavoratore a scegliere dove e quando lavorare, ed è sempre il lavoratore solitamente a scegliere questa forma di lavoro in maniera volontaria la quale sarà, solitamente, alternata alla normale modalità lavorativa in presenza.

Per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro la responsabilità diventa mutua: da una parte il datore di lavoro deve sempre garantire la salute e la sicurezza del lavoratore in smartworking, il quale però dovrà collaborare ed attuare le misure di prevenzione predisposte dall’azienda.

Chiudo parlandovi di una recentissima risposta dell’Agenzia delle entrate proprio su questo tema. La domanda era: Le giornate lavorate in smart working a causa del covid, contano come giornate di lavoro dall’estero se il dipendente ha svolto le stesse mansioni ma è stato costretto a lavorare dall’Italia?

L’agenzia ha stabilito che L’emergenza non comporta modifiche interpretative della normativa sull’utilizzo delle retribuzioni convenzionali per il lavoro estero secondo la quale a determinare la tassazione del lavoro dipendente è la presenza fisica del lavoratore nello Stato, mentre i giorni non lavorativi si conteggiano nello stato in cui si presta l’attività lavorativa in via prevalente.

Il reddito di lavoro dipendente, per esser soggetto alla retribuzione convenzionale sui lavoratori esteri fissata dal decreto del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, deve rispettare i seguenti requisiti:

  • l’attività lavorativa deve essere svolta all’estero in maniera continuativa;
  • tale attività deve costituire l’oggetto esclusivo del rapporto di lavoro e, pertanto, l’esecuzione della prestazione lavorativa deve essere svolta integralmente all’estero;
  • il lavoratore, nell’arco di dodici mesi, deve soggiornare nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni.

E’ prevista inoltre la possibilità di frazionare tali somme di retribuzione convenzionale per adeguarle alla durata effettiva del periodo di lavoro.

Se sei interessato all’argomento metti un “mi piace” alla pagina facebook FARWEL per non perderti il prossimo articolo che uscirà a breve.

Ernesto De Petra

Fondatore di Farwel

Consulente specializzato nell’ambito del Welfare Aziendale ad Personam

P.S. Hai urgentemente bisogno di ricevere maggiori informazioni riguardanti il Welfare Personalizzato? Clicca qui!

A presto,

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *