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È il momento di migliorare la vita dei tuoi dipendenti con il welfare.

Con l’avvicinarsi delle festività natalizie vogliamo portare l’attenzione delle imprese verso un dono unico per i propri dipendenti: il Welfare Aziendale ad personam. Il nostro approccio innovativo non solo rispecchia le esigenze reali dei lavoratori, ma offre anche vantaggi fiscali significativi se pianificato entro la fine dell’anno.

Non hai mai pensato alla possibilità di fare un regalo davvero utile ai dipendenti? Sai di cosa hanno bisogno? Sai che con il welfare aziendale possono usufruire di tanti servizi, ma anche di viaggi e momenti piacevoli? Sai che puoi creare un pacchetto “su misura” per rispondere ai reali bisogni dei tuoi dipendenti?

Il nostro metodo: ascoltare, personalizzare, “sorprendere”

Per pianificare un welfare aziendale funzionale, l’obiettivo deve essere la personalizzazione. In Farwel avviamo il processo con un sondaggio approfondito tra i dipendenti, per conoscere i loro desideri e le priorità in merito ai servizi di welfare a cui vorrebbero accedere. Su queste fondamenta, creiamo un pacchetto di welfare aziendale su misura, rispettando le indicazioni di budget dell’impresa. L’obiettivo è sorprendere i dipendenti con benefici tangibili che rispecchino le loro esigenze individuali.

I servizi di welfare aziendale: un mosaico di benessere

Spesso, quando si parla di welfare aziendale, vengono in mente soprattutto fondi pensione, sanità integrativa, polizze assicurative. Come sappiamo sono servizi utili e importanti per ogni famiglia e persona. Ma a volte non rispondono alle esigenze immediate che hanno i vostri dipendenti.

Il welfare aziendale può essere strutturato in modo innovativo, con nuovi servizi che aiutano nel concreto (e subito) le persone che vi possono accedere. I servizi con cui puoi migliorare la vita ai tuoi dipendenti sono tangibili e flessibili. Si possono adattare alle diverse esigenze che loro stessi dichiarano di avere.

Questa è una breve sintesi dei servizi che possono comporre un pacchetto welfare, ma nello specifico, se vorrai approfondire, scoprirai che si possono proporre davvero molte agevolazioni:

  • Sostegno Economico ai Dipendenti: riduzione del carico finanziario attraverso soluzioni di sostegno economico, inclusi rimborsi per spese inaspettate, cura degli animali domestici, pulizie, spese straordinarie, trasporti, buoni pasto e buoni spesa.
  • Servizi di Assistenza: supporto in situazioni difficili, compresa la prevenzione e cura, assistenza ai familiari non autosufficienti, anziani, ammalati o disabili.
  • Formazione per i Dipendenti: crescita professionale con programmi di formazione personalizzati per lo sviluppo di competenze e motivazione.
  • Sostegno all’istruzione dei Figli: aiuto concreto per le spese o i servizi legati al mondo scolastico, come lezioni, abbonamenti e trasporti.
  • Cultura e Tempo Libero: benessere attraverso sconti su attività culturali e ricreative, come viaggi, palestra e cinema.
  • Sostegno ai Soggetti Deboli e Integrazione Sociale: welfare a favore dell’integrazione sociale e del lavoro nelle categorie più fragili della società.
  • Sicurezza e Prevenzione degli Incidenti: pacchetti di formazione per un ambiente di lavoro sicuro con programmi dedicati.
  • Previdenza Integrativa (Fondi Pensione): soluzioni flessibili per assicurare un futuro tranquillo ai dipendenti attraverso l’adesione a fondi pensione personalizzati.
  • Sanità Integrativa (Fondi Sanitari): coperture sanitarie aggiuntive, assicurazioni e fondi sanitari su misura.
  • Polizze Assicurative: pacchetti assicurativi personalizzati dalla vita agli infortuni, garantendo la tranquillità finanziaria dei dipendenti.

I vantaggi per l’impresa: un investimento che porta benefici concreti

Il periodo natalizio è il momento ideale per riflettere su come migliorare il benessere dei dipendenti. Per un welfare aziendale performante e sostenibile è importante conoscere i desiderata dei dipendenti, ma anche comprendere a fondo i vantaggi per la tua azienda:

  • Vantaggi fiscali immediati
  • Miglioramento del clima aziendale
  • Maggiore motivazione dei dipendenti
  • Incremento della produttività
  • Fidelizzazione del dipendente
  • Brand reputation

Il welfare aziendale è un vero regalo di Natale per i tuoi dipendenti e quindi anche per la tua azienda. Il nostro team è pronto ad accompagnarti in questa ricerca. La forza della tua azienda comincia con l’attenzione alle persone e con investimenti intelligenti, esentasse!

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Farwel srl Via Codignole 21 D – Brescia

 Tel 030 5280092 / 3273513333

Ernesto De Petra

Fondatore di Farwel

Consulente specializzato nell’ambito del Welfare Aziendale ad Personam

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A presto, Ernesto

3.000 euro per il Fringe Benefit, perché non darlo a tutti?

Il 2023 ha portato con sé un interessante opportunità per le imprese italiane: la possibilità di erogare un fringe benefit esentasse di 3.000 euro ai lavoratori dipendenti con figli a carico (con redditi da lavoro dipendente e redditi assimilati). Visto il periodo di crisi energetica, il benefit può rimborsare anche le spese per le utenze domestiche, del dipendente o dei suoi familiari.  

Questa iniziativa, disposta dallo Stato con la conversione in legge del DL 48 2023, offre un vantaggio notevole sia per le aziende che per i dipendenti. Ma forse non sai che il fringe benefit dovrebbe essere considerato come una leva strategica per disporre, nella tua azienda, un progetto welfare di più ampio respiro. L’obiettivo deve essere quello di migliorare la percezione dell’azienda e garantire il benessere di tutti i dipendenti, indipendentemente dalla loro situazione familiare.

Migliora la percezione della tua azienda con il welfare

Oltre a soddisfare i requisiti statali, come in questo caso del fringe benefit, il welfare aziendale offre una serie di vantaggi che vanno ben oltre la mera adesione alla normativa. Uno dei principali benefici è l’opportunità di migliorare la percezione dell’azienda agli occhi dei dipendenti e della società. Quando i lavoratori vedono che il loro datore di lavoro si preoccupa del loro benessere e di quello delle loro famiglie, l’entusiasmo e l’impegno aumentano notevolmente.

Il fringe benefit di 3.000 euro per i dipendenti con figli a carico è un passo in questa direzione, ma perché non estendere questo beneficio a tutti i lavoratori? È un’opzione intelligente, che può essere realizzata attraverso un sistema di welfare aziendale ben progettato.

Dal fringe benefit a una buona strategia di welfare funzionale

I vantaggi di un sistema di welfare aziendale, indipendentemente dalla situazione familiare di ciascun dipendente, sono concreti ed immediati ed i crediti messi a disposizione, a discrezione del titolare, non hanno limiti quantitativi.

  • L’uniformità dei benefit corrisposti dimostra l’attenzione dell’azienda verso l’equità e il benessere di tutti i suoi collaboratori. Questo crea un senso di coesione e di unità all’interno dell’organizzazione, promuovendo una cultura aziendale positiva.
  • Garantire un beneficio omogeneo per tutti i dipendenti contribuisce a ridurre le disparità interne e a migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata. Nonostante il fringe benefit varia in base alla situazione familiare, scegliere un welfare personalizzato sulla “popolazione” della tua azienda fa una differenza enorme, accontenta tutti e rende in termini di produttività sul lavoro.
  • Il welfare aziendale contribuisce a migliorare la retention rate, cioè la capacità di trattenere i talenti in azienda. Questo riduce i costi associati alla ricerca e alla formazione di nuovi collaboratori, contribuisce a mantenere una forza lavoro stabile e altamente qualificata e attira nuovi dipendenti.
  • L’innesco di questo processo virtuoso migliora la reputazione della tua azienda e aumenta la fiducia anche dei tuoi clienti e partner commerciali.
  • Anche il welfare “su misura” è completamente esentasse, ti permette di migliorare la vita dei tuoi dipendenti e di abbattere i costi fiscali.

A proposito, hai già fatto un previsionale di fine anno? Il welfare è una nobile strategia se hai bisogno di abbassare l’imponibile fiscale. 

Il welfare aziendale e i vantaggi per il dipendente

Il welfare aziendale rappresenta un miglioramento concreto del tenore di vita del lavoratore dipendente. Con uno studio approfondito delle abitudini o delle difficoltà dei tuoi dipendenti, il welfare che scegli di programmare ed erogare sarà in linea con le loro esigenze.

Il dipendente avrà piena disponibilità della sua quota di credito welfare “esentasse” e potrà accedere alle agevolazioni che gli servono davvero (cure mediche, formazione, viaggi, baby sitter, assistenza domiciliare solo per citarne alcune) generando più serenità e motivazione. 

L’importanza di avere un consulente per il welfare aziendale

Pianificare e implementare un sistema di welfare aziendale efficace richiede competenze specifiche. Un consulente specializzato progetta un welfare aziendale su misura, garantendo che sia in linea con la legislazione e che massimizzi i vantaggi fiscali disponibili.

Farwel ti assiste nell’implementazione di un sistema di welfare equo per tutti i dipendenti, occupandosi anche di tutte le questioni amministrative e fiscali. Questo ti permette di concentrarti sul tuo core business, sapendo che il welfare aziendale viene gestito in modo efficiente e conforme alle normative vigenti.

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A presto,

CERTIFICAZIONE DELLA PARITA’ DI GENERE: OTTIENILA CON IL WELFARE AZIENDALE!

l’8 marzo abbiamo festeggiato le donne e parlato di loro. Anche quest’anno, purtroppo, sono stati segnalati dati negativi, soprattutto per quanto riguarda il mondo del lavoro, una nota dolente del nostro Paese che ha sempre visto, e continua a vedere, una forte disparità di genere.

La disparità di genere continua ad essere un problema nelle imprese italiane:

–          Il nostro paese si trova al 63esimo posto su 146 nel Global Gender Gap Index del World Economic             Forum;

–          In Italia solo la metà delle donne lavora e, di queste, il 49% con un contratto a tempo parziale;

–          Le donne guadagnano il 16,5% in meno dei loro colleghi uomini;

–          Sono solo 17 in Italia le società quotate nel 2022 con a capo una donna, mentre nelle società non                quotate le donne che ricoprono ruoli di amministratrici, amministratrici uniche e amministratrici                  delegate sono solo il 26% dei casi;

–          Per quanto riguarda le donne straniere residenti in Italia, lavora il 45,4% di loro, di cui il 42,5% sovra             istruite rispetto al ruolo ricoperto.

Sono dati negativi che fanno riflettere ed a cui bisogna porre rimedio.

A tal proposito, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha tra le sue priorità strategiche proprio il contrasto alle disuguaglianze di genere e per cercare di incentivare una soluzione a tale problema lo scorso anno è stata introdotta la certificazione della parità di genere, la quale comporta anche una serie di  premialità per le aziende virtuose che superano l’audit.

LA PRASSI UNI/Pdr 125:2022

È stata pubblicata Il 16 marzo 2022 la Prassi di Riferimento (PdR) UNI 125:2022 sulla Parità di Genere, che delinea i requisiti per la Certificazione di Parità di Genere richiamata dal PNRR M5.

La norma UNI/PdR 125:2022 è uno standard internazionale che ha l’obiettivo di fornire linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere, attraverso l’adozione di specifici KPI inerenti le politiche di parità di genere nelle organizzazioni. Tale prassi prevede la misurazione, la rendicontazione e la valutazione dei dati relativi al genere nelle imprese, per attribuire alle stesse un livello di maturità e misurare eventuali migliorie per poter ottenere la certificazione.

Ad ora sono 178 le aziende in Italia che hanno intrapreso il percorso della certificazione della parità di genere, da quando è operativa nel luglio 2022. Chi l’ottiene ha sgravi fiscali dell’1%, fino ad un massimo di 50 000€, mentre per le pmi vi è un incentivo fino a 12500€ per coprire i costi della certificazione + 2500€ per supporto tecnico propedeutico all’audit.

Alla costante ricerca della conciliazione tra lavoro e famiglia.

Un altro importante dato negativo a cui bisogna in fretta rimediare riguarda la genitorialità e le oggettive difficoltà che hanno le persone a trovare un equilibrio vita-lavoro, che le porta spesso a dover abbandonare il lavoro stesso.

Sono oltre 52mila i genitori che hanno dato le dimissioni nel 2021, di cui il 72% sono mamme (dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro). 

Sembrerebbe inoltre che il 57% dei padri non si consideri adeguatamente riconosciuto in questo ruolo sul luogo di lavoro, mentre l’80% delle madri ritiene di dover sempre mettere sé stesse in secondo piano (Secondo i dati dell’ Osservatorio vita-lavoro di Lifeed).

Una soluzione? Il welfare aziendale!

Adottare piani di welfare aziendale personalizzati sulle reali necessità dei tuoi dipendenti non solo li può aiutare a migliorare nettamente il work life balance, non solo comporterà benefici per la tua impresa a livello di produttività, calo del turnover e tanto altro, ma ti può anche permettere di intraprendere questo virtuoso percorso verso la certificazione di parità di genere.

Infatti, uno degli indicatori per accedere alla certificazione è dato proprio dalle presenza o meno di interventi di welfare aziendale a sostegno della genitorialità e della conciliazione vita-lavoro.

Le iniziative che un’azienda può mettere in atto sono molteplici, dai servizi di assistenza come le baby-sitter o gli asili aziendali, a tanti altri servizi per liberare tempo alle persone o donargli del tempo per se stessi e per i loro famigliari (ricordiamo che il welfare aziendale è infatti estendibile al proprio nucleo famigliare, non ai solo dipendenti che lo percepiscono).

Se hai bisogno di informazioni per capire come ottenere la certificazione di parità di genere affidati a degli specialisti del welfare aziendale come noi di FARWEL SRL, che sapremo come indirizzarti passo a passo in questo virtuoso percorso inclusivo.

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A presto,

FRINGE BENEFIT E FLEXIBLE BENEFIT: QUAL’E’ LA DIFFERENZA?

Tutti ne parlano e tutti li desiderano, ma molti non hanno capito le differenze tra i due: stiamo parlando dei flexible benefit e dei fringe benefit.

Te lo stai domandando anche tu? Perfetto, sono qui apposta per spiegartelo!

Iniziamo a spiegare cos’hanno in comune: entrambi nascono come servizi che il datore di lavoro offre ai dipendenti al fine di migliorare il loro benessere, sia in ambito lavorativo, che in ambito privato. I vantaggi per i quali vale la pena per un’azienda investire in tali benefit sono parecchi:

  • aumento della produttività dei dipendenti;
  • riduzione del turnover;
  • attrazione di nuovi talenti;
  • agevolazioni ed esenzioni fiscali;
  • minor assenteismo;
  • miglior clima lavorativo;
  • aumento brand reputation.

1. Cosa sono i fringe benefit?

La legge italiana definisce i fringe benefit come “compensi in natura”, essi non possono essere pertanto sotto forma di denaro ma soltanto sotto forma di beni e servizi e concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente quando il loro valore supera l’importo di 258,23€ nel periodo d’imposta. È bene precisare che qualora la cifra superasse tale limite, l’intero importo diventerebbe reddito imponibile tassato in busta paga, e non soltanto la somma eccedente.

 A tal proposito comunichiamo che nell’ultimo Decreto Sostegni lo Stato ha deciso di raddoppiare tale soglia esente da tassazione per tutto il 2021, portandola ad un massimo di 516,46€ (com’era stato fatto già l’anno scorso per dare sostegno ai dipendenti durante la pandemia). Il motivo per cui lo Stato ha optato ancora per questa via è duplice: da un lato aiutare i lavoratori, dando loro una pratica opportunità per sfruttare i benefici del welfare aziendale in un periodo difficile, l’altro per incentivare la spinta ai consumi in un anno in cui i più stanno tenendo la cinghia tirata.

Quali sono i fringe benefit più comuni? L’auto aziendale ad uso promiscuo, lo smartphone o tablet, i buoni pasto, i buoni carburanti, gli immobili in locazione o comodato d’uso gratuito, le gift card (es Amazon) e molti altri ancora.

Questi benefits vengono solitamente disciplinati nel contratto individuale che l’azienda stipula con il lavoratore e la loro tassazione varia a seconda della tipologia di benefit.

Per fare un esempio concreto ho scelto il caso delle auto aziendali ad uso promiscuo, essendo un benefit che ha fatto molto parlare di sé nell’ultimo anno, con l’introduzione nella legge di bilancio 2020 (L. 27 dicembre 2019, n. 160), all’art. 1, comma 632, di nuove regole antinquinamento, volte a incentivare l’acquisto di veicoli eco friendly.

Come funziona nello specifico?

Per quanto riguarda le auto immatricolate prima del gennaio 2020 e con contratto sottoscritto dall’azienda entro luglio 2020 vale ancora la vecchia normativa, con una tassazione pari al 30% del costo chilometrico in base alle tabelle ACI, indistintamente dal livello di emissioni di CO2 del mezzo.

Per quanto riguarda invece i nuovi mezzi aziendali acquisiti in data successiva al luglio 2020, viene introdotto il calcolo delle emissioni di anidride carbonica (CO2) ai fini della tassazione, con l’obiettivo di penalizzare i veicoli maggiormente inquinanti e, a partire dal gennaio 2021, tali percentuali sono state ulteriormente inasprite.

Gli scaglioni di tassazione sono attualmente i seguenti:

25% per i veicoli con valori di emissione di CO2 fino a 60g/km;

50% per i veicoli con valori di emissione di CO2 superiori a 160g/km ma non a 190g/km;

60% per i veicoli con valori di emissione di CO2 superiore a 190g/km.

2. Cosa sono i flexible benefit?

I flexible benefit sono considerati una forma di retribuzione complementare allo stipendio del lavoratore. Questi beni e servizi messi a disposizione dall’azienda per i dipendenti sono definiti “flessibili” perché adattabili alle esigenze di ciascun lavoratore.

L’azienda mette a disposizione un paniere di servizi ed ogni singolo dipendente viene dotato di un budget da poter spendere in ciò che rispecchia di più le sue esigenze, componendo così la propria scelta personalizzata.

Questi benefici nascono con l’intento di riuscire a conciliare al meglio l’equilibrio vita-lavoro dei dipendenti e diffondere benessere all’interno delle aziende. A differenza dei Fringe benefit, i flexible benefit non concorrono a formare il reddito imponibile e sono pertanto esenti da tassazione, eccezion fatta per i voucher (per i quali sussiste una soglia di esenzione fino ad euro 258,23), per la previdenza complementare (limite di esenzione pari ad Euro 5.164), e per le casse sanitarie (limite di esenzione pari ad Euro 3.615). Questo porta un vantaggio in più sia all’azienda che al dipendente: maggior potere d’acquisto per i dipendenti, mentre l’impresa non dovrà corrispondere contributi previdenziali su quella porzione di reddito.

Essendo i flexible benefit una retribuzione complementare al compenso ordinario, non possono essere offerti ad un solo lavoratore o ad un numero ristretto come i fringe benefit, ma devono essere erogati in egual maniera o all’intera comunità di lavoratori o suddividendoli in categorie omogenee.

I flexible benefit, di conseguenza, non vengono stabiliti nel contratto individuale con il singolo lavoratore, ma vengono solitamente regolamentati tramite i contratti collettivi nazionali, le contrattazioni sindacali o inseriti nel regolamento aziendale.

Per quanto riguarda la scelta, la lista è davvero ampia, l’importante è saper individuare quali sono i benefit più adatti alla propria comunità lavorativa e proporre un paniere dove tutti possano effettivamente trovare ciò di cui hanno realmente bisogno.

Alcuni esempi tra i benefit più utilizzati?

  • Abbonamenti a mezzi di trasporto
  • Voucher e buoni acquisto, come buoni pasto o buoni carburante
  • Assistenza ai famigliari anziani
  • Assistenza ai figli
  • Rimborsi alle spese scolastiche dei figli, asili nido, campus estivi
  • Polizze assicurative
  • Abbonamenti di qualsiasi tipo, dalla palestra al cinema
  • Viaggi
  • Mutue sanitarie

Essendo sul tema riporto anche una notizia di pochissimi giorni fa: L’Agenzia delle Entrate, nella RISOLUZIONE n.37/E del 27.05.21 ha dato l’OK al rimborso tramite welfare aziendale delle spese per acquisto di pc e tablet per i figli dei dipendenti in DAD, purché forniti di documentazione rilasciata dall’Istituto scolastico o dall’Università che attesti l’avvenuta didattica a distanza.

Si ricorda, infatti, che i datori di lavoro possono decidere di finanziare l’istruzione dei figli dei dipendenti in vari modi sfruttando il welfare aziendale e, avendo il covid introdotto questa modalità forzata di studio da casa, computer e laptop si sono resi strumenti necessari all’istruzione e quindi l’Agenzia delle Entrate “ritiene che il rimborso delle spese sostenute dal dipendente per il loro acquisto e successivamente rimborsate dal datore di lavoro non genera reddito di lavoro dipendente ai sensi dell’articolo 51, comma 2, lettera f-bis), del Tuir”.

Un altro vantaggio dei flexible benefit è la possibilità di attingervi convertendo, in tutto o in parte, il premio di risultato: in questo caso il dipendente, anziché ricevere in busta paga la spettante cifra tassata al 10%, potrà usufruire della cifra intera esentasse da spendere in beni e servizi di welfare aziendale, il che significa aumentare il proprio potere d’acquisto.

Concludendo, come avrai capito le possibilità sono davvero tante e i benefici altrettanti, il consiglio è sempre quello di fare una scelta mirata sui reali bisogni della tua popolazione lavorativa.

Se hai domande e sei interessato ad approfondire contattaci tramite le nostre pagine social, il blog o i nostri recapiti telefonici e se ti è piaciuto lasciaci il tuo gradimento!

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Ernesto De Petra

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A presto,

Smart working o telelavoro?C’è una bella differenza!

Smart working è stato il termine più usato nel mondo del lavoro nell’ultimo anno, anzi oserei dire il più ABUSATO, in quanto tutti l’hanno utilizzato per descrivere il forzato lavoro da casa durante il lockdown, quando in verità lo smart working è una pratica diversa e quello che abbiamo sperimentato nel corso della pandemia si avvicina molto più ad una forma di telelavoro di massa che allo smart working vero e proprio, seppur entrambe queste forme abbiano alcune caratteristiche comuni…

Quindi facciamo un attimo di chiarezza, cos’è lo smart working? cos’è il telelavoro e quali sono le differenze tra queste due modalità lavorative?

Partiamo dal telelavoro: dicasi telelavoro quella modalità lavorativa dove il lavoratore ha una postazione fissa che però si trova in un luogo diverso da quello dell’azienda e inoltre deve rispettare gli orari di lavoro stabiliti da contratto con l’azienda stessa. Per quanto riguarda gli strumenti tecnologici necessari per svolgere l’attività lavorativa e rimanere connessi con l’amministrazione, nel telelavoro sarà l’azienda a fornire tutto il necessario al telelavoro, stesso discorso per quanto riguarda la messa sicurezza del luogo di lavoro.

Orari rigidi e luoghi ben precisi quindi. Il telelavoro è stato studiato comunque, come lo smartworking, con l’intenzione di migliorare l’equilibrio vita lavoro dei dipendenti, abbattere i costi necessari agli spostamenti delle risorse umane da casa a lavoro e poter utilizzare le risorse in maniera più flessibile, senza necessità di grandi strutture per convogliarle tutte assieme nella stessa location.

Note negative per il datore di lavoro: una > difficoltà di gestione nello scambio di dati da remoto con l’amministrazione centrale e > costi legati all’allestimento delle postazioni di telelavoro sia dal punto di vista degli strumenti tecnologici necessari per comunicare con l’amministrazione che dal punto di vista della sicurezza sul lavoro.

Nota negativa per il dipendente: si perde completamente la connotazione sociale del lavoro, il lavoratore può sentirsi isolato dalla struttura e dai colleghi, sentimento che si è fatto sentire sempre più pesantemente infatti tra una grande percentuale di coloro che hanno sperimentato il lavoro da casa durante questa pandemia, soprattutto per coloro che non sono attualmente ancora tornati in presenza.

Ma allora, lo smart working cos’è? Traduzione del termine italiano “lavoro agile”, esso ha in comune con il telelavoro il fatto che il lavoratore non è fisicamente in azienda. La differenza che rende questa metodologia migliore della precedente è data dal fatto che qui non vi sono ne vincoli di spazio ne di orario.  E’ il lavoratore a scegliere dove e quando lavorare, ed è sempre il lavoratore solitamente a scegliere questa forma di lavoro in maniera volontaria la quale sarà, solitamente, alternata alla normale modalità lavorativa in presenza.

Per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro la responsabilità diventa mutua: da una parte il datore di lavoro deve sempre garantire la salute e la sicurezza del lavoratore in smartworking, il quale però dovrà collaborare ed attuare le misure di prevenzione predisposte dall’azienda.

Chiudo parlandovi di una recentissima risposta dell’Agenzia delle entrate proprio su questo tema. La domanda era: Le giornate lavorate in smart working a causa del covid, contano come giornate di lavoro dall’estero se il dipendente ha svolto le stesse mansioni ma è stato costretto a lavorare dall’Italia?

L’agenzia ha stabilito che L’emergenza non comporta modifiche interpretative della normativa sull’utilizzo delle retribuzioni convenzionali per il lavoro estero secondo la quale a determinare la tassazione del lavoro dipendente è la presenza fisica del lavoratore nello Stato, mentre i giorni non lavorativi si conteggiano nello stato in cui si presta l’attività lavorativa in via prevalente.

Il reddito di lavoro dipendente, per esser soggetto alla retribuzione convenzionale sui lavoratori esteri fissata dal decreto del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, deve rispettare i seguenti requisiti:

  • l’attività lavorativa deve essere svolta all’estero in maniera continuativa;
  • tale attività deve costituire l’oggetto esclusivo del rapporto di lavoro e, pertanto, l’esecuzione della prestazione lavorativa deve essere svolta integralmente all’estero;
  • il lavoratore, nell’arco di dodici mesi, deve soggiornare nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni.

E’ prevista inoltre la possibilità di frazionare tali somme di retribuzione convenzionale per adeguarle alla durata effettiva del periodo di lavoro.

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Ernesto De Petra

Fondatore di Farwel

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