Piano welfare: che succede al credito residuo?

Una domanda che mi fanno molto spesso è: “ma se i miei dipendenti non spendono tutto il loro credito welfare, che succede al residuo?”

La domanda è più che legittima e nasce dal fatto che i piani welfare hanno una durata annuale e, di conseguenza, il budget spendibile da ogni dipendente in beni e servizi ha una data di scadenza. Che fare quindi?

L’agenzia delle entrate ha dato proprio pochi giorni fa una parziale risposta a questo quesito, dando conferma ad una prima opzione interessante: il credito residuo del welfare può essere cumulato con quello dell’anno successivo. Nella risposta n. 311 del 30/04/21 infatti l’agenzia dice esplicitamente che “si ritiene che il lavoratore possa cumulare tale credito con quanto maturato nel secondo anno, vale a dire nel limite temporale di validità del piano, e a condizione che tali somme non siano in ogni caso convertibili in denaro.”

Questa possibilità è molto vantaggiosa per il dipendente, il quale non solo non perde la somma che gli era stata messa a disposizione, ma potendo accumularlo con quello dell’anno successivo ha la possibilità di utilizzarlo per acquistare un servizio o un bene di valore superiore.

Quali sono le altre opzioni?

  • Il credito viene azzerato qualora non utilizzato entro il termine di scadenza riportato sul piano di welfare aziendale e il dipendente perde quindi la possibilità di utilizzarlo per accedere ai servizi;
  • Il credito residuo viene destinatoa una forma specifica di welfare (es un fondo di previdenza complementare)
  • I residui dei singoli dipendenti possono essere riutilizzati per generiche misure di welfare collettivo in aiuto al personale (magari quello più in difficoltà)  

È bene specificare che in ogni caso, qualsiasi sia la soluzione che si preferisce attuare per i crediti welfare residui, questa dovrà sempre essere specificatamente indicata all’interno del regolamento aziendale che viene fatto con il piano welfare.

Un discorso a parte va fatto per l’ipotesi di monetizzazione. L’agenzia delle entrate vieta tassativamente la monetizzazione dei residui derivanti dal welfare on top, pratica che però è volendo prevista per quanto riguarda i crediti welfare che derivano dalla conversione di un premio di risultato. In questo caso però è bene precisare che qualora si desiderasse convertire in denaro un residuo di welfare, a questo verrà applicata un’imposta sostitutiva del 10%, il che significa che questa soluzione non sarà conveniente né per il dipendente, che si troverà un bonus di minor valore, né per l’azienda (ricordo che il welfare aziendale, a differenza del premio di risultato, non è sottoposto a tassazione alcuna).

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Ernesto De Petra

Fondatore di Farwel

Consulente specializzato nell’ambito del Welfare Aziendale ad Personam

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A presto,

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